Scrime: il lato romantico del rap

01.04.2019

1. Scrime: come ti sei avvicinato al rap?

Il primo contatto l'ho avuto da ragazzino, quando ho iniziato a girare per la mia città. Prima che si sdoganasse il rap italiano, col mio gruppo di amici si ascoltava il rap americano un po' più mainstream, come Eminem o 50 cent, per cui non ero affatto nuovo all'ascolto del genere quando ho scoperto quello nostrano. Le sue rime e i suoi testi soprattutto mi hanno spinto a cercare a mia volta una valvola di sfogo in esso, prima solamente nella scrittura e successivamente nelle canzoni, e questa voglia non se n'è mai più andata.

2. Il stile così romantico dove trova ispirazione?

Dal mio vissuto. Io non mento mai nei miei testi, sono la parte che ho sempre messo al primo posto nelle mie canzoni appunto perchè è stato ciò che vivevo a spingermi ad approcciarmi al genere, a buttare tutto su un foglio piuttosto che fare cose peggiori, e non è rara la presenza di metafore, figure retoriche e pluralità di significati nelle espressioni che uso. Inoltre ammetto, sotto sotto, di essere sempre stato un tipo romantico.

3. Hai fatto un album in stile "celtic rap". Com'è nata l'idea di questa unione?

A un certo punto del mio passato sono stato tanto fortunato da conoscere una persona, un rapper delle mie zone, che vedendo le mie potenzialità mi ha insegnato tutto quello che ora so, ed è sempre stato uno dei pochissimi che non hanno mai smesso di credere in me. Uno dei suoi primi consigli è stato di cercare di trovare un mio stile in grado di rappresentarmi, ed è una ricerca che da allora ho sempre perseguito. Il progetto da te citato, "Fairytales & Nightmares", è nato con questo concetto di fondo, sommato al fatto che mi è sempre piaciuto il fantasy e quel genere di ambientazione, atmosfera, situazione e mitologia. Ad oggi sono stati i pezzi che mi è piaciuto di più scrivere, e infatti ho accantonato la cosa più per mancanza di beat che di voglia; voglio anzi approfittare per lanciare un appello ad ogni beatmaker interessato ad una eventuale collaborazione sul genere.

4. Da dove nasce la tua passione per il passato?

Come ho detto, più che per il passato è per il fantasy; adoro e ho sempre adorato i libri e i film con quel genere di sfondo, e lo spunto di poter unire questo mio interesse al rap è nato sia dalle parole sopracitate che dalla scoperta di rapper come Murubutu o Claver Gold, che con i loro storytelling riuscivano a creare atmosfere che si associerebbero di più a un libro che alle tipiche tematiche dell'Hip Hop. Questi due concetti sono stati i cardini che mi hanno spinto a creare questo genere.

5. Pensi ci siano valori fondamentali per poter trasmettere un giusto messaggio?

Si, assolutamente. Chiaramente, la musica può avere gli intenti più disparati, siano essi divertire, rilassare, sfogare, fare riflettere o altri, però nel momento in cui tu decidi di prendere il microfono o la penna in mano, devi realizzare che sarai per sempre associato a quello che creerai, nel bene e nel male. Un pensiero superficiale, che soprattutto al giorno d'oggi può arrivare facilmente ad avere molto più riscontro di quanto meriterebbe, può portare ad esiti di proporzioni enormi, e tutti dovrebbero essere ben consapevoli di ciò prima di mettersi a scrivere, rappare, cantare o esercitare una qualunque forma d'arte con intenti puramente venali.

6. Cosa ti diversifica maggiormente?

Beh, col discorso celtic rap ti avrei già risposto; tuttavia, voglio ribattere anche con un'altra domanda, che mi ha tormentato per mesi: conviene davvero diversificarsi al giorno d'oggi? Oppure conviene seguire la massa e cercare di essere semplicemente il migliore nel fare la stessa cosa che fanno tutti? La risposta, secondo me, è che dipende da quello a cui si punta: io amo fare musica, e infatti penso che se ne avrò la possibilità cercherò di continuare a seguire il percorso che ho iniziato con il mio primo album come Scrime; inoltre, sapendo che in futuro potrei pentirmi di aver lasciato qualche strada intentata, continuerò anche a cercare di migliorare nel rap più classico, senza temere di sperimentare anche altri generi e cercando di rimanere sempre me stesso dietro a quel foglio. In sostanza, ho fatto un bel po' di cose particolari fin'ora, e non ho intenzione di smettere.

7. Cosa ne pensi del puntare tutto sull'immagine?

Naturalmente l'immagine conta, come in qualsiasi altro businness: è più facile vedere che ascoltare. Puntare solo su quella tuttavia è una cosa che aborrisco nel modo più assoluto: vuoi puntare sull'immagine, fai il modello. Vuoi fare musica, punta alla musica.

8. Quale ritieni che sia il tuo punto forte e il tuo punto debole?

Ritengo che il mio punto forte sia anche il mio punto debole: nella musica non sarò mai qualcun altro. Non sono disposto a fingere o mentire su un foglio o dietro un microfono, e questo con molta probabilità mi risulterà controproducente per sfondare... però non riesco proprio a vederlo come un difetto.

9. Hai intenzione di sperimentare più generi?

Si assolutamente, lo sto già facendo e l'ho sempre fatto. Non penso che ci siano generi migliori o peggiori, ma solo musica fatta bene e musica fatta male. Come sempre scriverò su e di ciò che avrò voglia di scrivere in quel momento.

10. Hai dei progetti in corso?

Attualmente sono un po' fermo, anche per via di problemi tecnici in studio. Ultimamente però stavo provando a sperimentare nuovi generi e stili, scrivendo singoli e puntando a creare una hit; non ci si ferma mai insomma.

 Volevo ringraziare chi di dovere per l'opportunità di fare quest'intervista; big up a tutti, un saluto da Scrime!

A cura di Narbe

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